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Che cos’è la S.P.A. o Sindrome da Principe Azzurro

Abbiamo tutte vissuto una favola almeno una volta.

C’era una volta, in un mondo lontano, una bella principessa vittima delle angherie di una strega cattiva. Arrivava un principe che affrontava draghi e fiamme pur per salvarla e, infine, vinceva. Sposava la principessa e i due vivevano, per sempre, felici e contenti nella loro reggia.

Ti risuona familiare questa trama? Probabilmente l’avranno raccontata anche te da piccola prima della buonanotte. E chissà per quanto tempo avrai sperato, come me, che il principe azzurro si palesasse nella tua vita.
Ho iniziato con Amerigo, alle medie. Era rosso e pieno di lentiggini con dei piccolissimi occhi azzurri: fu colpo di fulmine. Lo fissavo in aula per vedere se anche lui mi guardasse: mai beccato.
In prima superiore è stata la volta di Luigi: passavamo ore e ore a parlare. Non capivo come mai non mi chiedesse di “metterci insieme”: oggi convive con Enrico e sembrano felici nei selfie su Facebook.
Alla fine del liceo è arrivato Giacomo: la mia prima vera relazione. Credevo che tra noi sarebbe durata per sempre. Siamo stati insieme due anni lordi, al netto dei sei mesi in cui avrei volevo lasciarlo ma non riuscivo.
Poi sono arrivata a Milano e precisamente alla Bocconi, dove i bei ragazzi di certo non mancavano. E neanche i “principi azzurri”. Ne ho incontrati diversi, tutti fasulli. In verità ero io a cercarli. Anche se lo negavo, ero alla ricerca di chi mi avrebbe stravolto la vita rendendomi felice per sempre. Avevo la cosiddetta S.P.A. ovvero Sindrome da Principe Azzurro.

Ce la trasmettono da bambine e da adulte è così radicata che è difficile da debellare. Perché si scontra con i luoghi comuni sull’amore e con i nostri primi sogni.

“L’amore vero dura per sempre”; “Arriverà qualcuno che ti renderà felice”; “Se non ti tratta come una principessa, non ti ama”.

Ci convinciamo che da qualche parte esista il nostro principe azzurro e passiamo gran parte del nostro tempo sperando di incontrarlo. Se arriviamo a 30 anni single, iniziamo a pensare che sia quasi colpa nostra se ancora non lo abbiamo trovato. Forse non ci siamo date da fare, non ci siamo curate abbastanza o siamo state troppo acide facendolo scappare. O forse è colpa dell’intero genere maschile che è “mentitore, traditore e superficiale”!
Invece no, non è nulla di tutto questo.

Semplicemente nella realtà non funziona come nelle favole.

Non ci sono principi azzurri su cavalli bianchi ma uomini insicuri che sanno sempre meno come relazionarsi a una donna. Le principesse non sono addormentate ma si alzano ogni mattina alle 7 per andare a lavoro: non indossano corone ma armature per difendersi da eventuali sofferenze. E, se proprio esiste una strega cattiva, è quella paura di rimanere sole che hanno dentro.

Quando ancora avevo un’idea falsata di amore, mi sono lasciata incantare dai gesti eclatanti, dalle parole a effetto scenico, dalla galanteria da cavaliere medievale, dalle promesse fiabesche.C’è stato chi mi ha portato da Milano a Verona al primo appuntamento, chi si è presentato sotto casa a mezzanotte in pieno inverno con un chilo di gelato in mano; chi mi ha detto “Sei la donna della mia vita” e alla prima difficoltà ha messo gli occhi su un’altra.

Attraverso gli sbagli e gli scontri ripetuti con la realtà mi sono resa conto che il vero problema non erano gli uomini: ero io a vedere in loro qualcosa che non c’era perché, a causa della S.P.A., avevo bisogno di illudermi.

Oggi preferisco una ventata di realtà alla polvere di fata e so che persino la solitudine può essere accettata. Quando non ci spaventa più restare sole con noi stesse, allora arriva qualcuno che desidera davvero stare con noi. Magari non si presenta su un cavallo bianco ma alla guida di un CarToGo. Va bene lo stesso.
Se da qualche parte c’è una favola ad aspettarti (e te lo auguro) sarai tu a scriverla insieme all’altro. Senza bacchette magiche ma con la forza dell’impegno, step by step, salvandovi a vicenda come riuscirete un po’ alla volta. Alla fine dei conti è con i piedi per terra che si costruiscono le favole.

M.d.v.

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