Ieri ero da Open per un pranzo con un’amica che non vedevo da tempo. Con lei c’era anche una sua collega.
Tempo di sederci a tavola e iniziamo a parlare di relazioni.
Mia amica: – Giulia, lei è Lucrezia. Lucrezia è una counselor e si occupa di relazioni, scrive per un sacco di riviste ed è simpaticissima! A volte invio gli screenshot dei suoi post alle mie amiche
Me: – Piacere Giulia! 
Giulia ride. La mia amica pure. Io anche.
Insieme: – Dai raccontaci l’ultima!

Dieci minuti dopo…

La mia amica: – Lo sapevo che su Tinder ci sono solo casi umani. Faccio bene a non esserci
Me: – In realtà ci sono gli stessi che possiamo incontrare qui dentro. (E lancio un occhio intorno) Con quale tra loro uscireste? (Dico, indicando alcuni uomini seduti al bancone accanto)
Mia amica: – Io ho bisogno di tempo, mi sono lasciata da un anno, dopo cinque di relazione. Dovevamo andare a convivere, avevamo pianificato tutto, poi…
Me: – Ne so qualcosa… (Guardo la collega della mia amica) Tu, con quale tra loro usciresti?
Collega: – Passo il turno, sono sposata con due figli
Me: – (Sposata? Ma se è più giovane di me!) Caspita, sei giovanissima
Collega: – Beh. Ho 28 anni

Questo “beh” mi fa riflettere. Quando mia madre aveva 28 anni, già io ero nata…

Le relazioni ai tempi dei nostri genitori erano diverse dalle nostre. Più stabili, più inquadrate, più responsabili. Più normali?

Me: – In effetti, hai ragione. I tuoi tempi sono corretti eppure per qualche strano motivo sembrano anticipati. Che dire… complimenti!
Collega: – Il primo figlio non è stato programmato, ci siamo sposati dopo. Da allora io e mio marito ragioniamo come una famiglia, ci veniamo incontro, abbiamo imparato a essere pazienti. Ci siamo responsabilizzati l’uno per l’altra. Ci impegniamo a far andare bene le cose…
Me: – E come stanno andando?
Collega: – (Sospira) Work in progress!

La gravidanza avrà incoraggiato la loro stabilità affettiva. Ma anche in due si sono poi impegnati a far funzionare le cose, hanno investito energie nel rapporto. La volontà di entrambi e la prospettiva del nascituro hanno fatto la differenza. E noi? Spesso siamo all’estremo opposto. Pare essere una tendenza delle relazioni moderne. Non si accontenta, siamo disposti a metterci in gioco sempre meno. E, se ci entriamo, raramente ci restiamo fino in fondo. Apriamo e chiudiamo relazioni come fossero scatole di TicTac. Viviamo sentimenti precari, incerti… immaturi?

Se da un lato non ci si fa troppi problemi a dire “ti amo”, dall’altro si liquida facilmente chi si diceva di amare. Appena qualcosa non funziona si tagliano i ponti, si sparisce. Facciamo naufragare le nostre relazioni prima ancora di provare a salvarle. Di che cosa abbiamo realmente bisogno per diventare adulti in un rapporto? D’un tratto mi sento indietro. Come un’adolescente al suo primo appuntamento, leggera e sgravata di ogni responsabilità affettiva.

Me: – E se nei sentimenti fossimo destinati a rimanere eterni adolescenti?

Mia amica: – Io so solo che ho paura!
Me: – Ragazze cosa ci serve veramente per fare quel passo insieme all’altro?

Voce fuori campo: – Ragazze allora cosa vi serve?
Arriva al tavolo il cameriere, che non ha fatto a meno di ascoltare i nostri discorsi.
Tutte e tre: – In che senso?!
Cameriere: – Ditemi che uomo volete e vado a cercarlo. Ci provo…
Mia amica: – Uno non problematico, sempre che esista!
Collega: – Esiste, esiste!
Me: – Nell’attesa per me un ginseng, grazie!

M.d.V.

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